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Multe e black list, la bozza del decreto anti-delocalizzazione

Byninja

Aug 29, 2021

Un nuovo percorso obbligato per le imprese che decidono di chiudere o delocalizzare e – in caso di mancato rispetto – multe (2% del fatturato dell’ultimo esercizio) e inserimento in una ’black list’ (che vieta per 3 anni l’accesso a finanziamenti o incentivi pubblici). Lo prevede la bozza dello schema di decreto legge al quale stanno lavorando il ministro del lavoro Andrea Orlando (Pd) e la viceministra dello sviluppo economico Alessandra Todde (M5s). La bozza, composta di 5 articoli, stabilisce obblighi di informazione preventiva e impegna l’impresa a presentare un piano di mitigazione delle ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura.

Sintesi necessaria nella maggioranza

Ma occorrerà una sintesi della maggioranza per avere una versione solida del decreto legge. Restano al momento punti di divergenza nella maggioranza,ad esempio in materia di sanzioni, vista ad esempio la cautela della Lega dinanzi al rischio di rendere ancora meno attrattivo il contesto italiano per le multinazionali. Il testo potrebbe subire diverse modifiche prima di approdare al consiglio dei ministri (l’ipotesi dei proponenti è tra fine agosto e inizio settembre almeno per un primo esame).

Lo schema del decreto

Lo schema di decreto legge recante “misure urgenti in materia di tutela dell’insediamento dell’attività produttiva e di salvaguardia del perimetro occupazionale”, si legge nella Relazione illustrativa, ha come perimetro applicativo le situazioni aziendali che coinvolgono un numero di addetti superiore o uguale a «cinquanta/centocinquanta, il cui impatto occupazionale sul territorio viene considerato rilevante e necessita di un arco temporale adeguato per consentire il vaglio di compatibilità di tutti i possibili interventi di supporto».

Percorso obbligato per l’azienda che chiude

Per garantire il “diritto di allerta”, ossia il diritto dei lavoratori di conoscere per tempo le decisioni di chiusura aziendale, e il diritto delle istituzioni competenti di intervenire per supportare e mitigare le conseguenze, il provvedimento introduce un percorso obbligato per le aziende che decidono di chiudere il sito: in particolare l’impresa è tenuta a comunicare con almeno 6 mesi di preavviso il progetto di chiusura del sito produttivo alle istituzioni, indicando le ragioni, le persone interessate e i tempi previsti. Comunicazione che va fatta prima dell’eventuale avvio della procedura di licenziamento collettivo.

Il ruolo dell’advisor

Entro un mese dalla comunicazione, l’azienda deve procedere alla nomina di un ’advisor’ che sarà l’interfaccia con gli interlocutori istituzionali. Entro 3 mesi dalla comunicazione formale di chiusura volontaria, poi, l’advisor procederà alla stesura del Piano per mitigare le ricadute occupazionali ed economiche, che preveda azioni per la salvaguardia dei livelli occupazionali e un percorso di reindustrializzazione per individuare per almeno 3 mesi un potenziale acquirente.

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