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Cinque percorsi e 4,9 miliardi per ricollocare chi perde il posto

Byninja

Mar 17, 2021

Arriva Gol, la “Garanzia di occupabilità dei lavoratori”, con un finanziamento complessivo di 4,9 miliardi tra Pnrr e React-Ue. Si tratta del maxi piano del governo, su cui ha lavorato il ministro Andrea Orlando a partire dall’eredità ricevuta dall’esecutivo Conte, per segnare il rilancio, da settembre, di politiche attive e formazione e che il Sole 24 ore è in grado di anticipare.

Gli obiettivi, descritti in una trentina di slide, sono quelli concordati con l’Europa: almeno tre milioni di “beneficiari” entro il 2025. Di questi almeno, il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under30, lavoratori over55. Almeno 800mila dovranno essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali.

La platea dei beneficiari del Gol

Potranno beneficiare di Gol i lavoratori in Cig (nella bozza di riforma degli ammortizzatori targata Andrea Orlando si citano espressamente gli addetti in Cigs per prospettata cessazione, in Cigs per accordo di ricollocazione, e i lavoratori autonomi con partita Iva chiusa). Ma saranno ammessi a Gol anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (ad esempio Neet, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over55), i disoccupati senza sostegno al reddito, i cosiddetti working poor (che versano in condizione di precarietà). In base allo status occupazionale, si prevedono quattro percorsi di sostegno alla ricollocazione, più un quinto, distinto dai primi quattro, nei casi di crisi aziendali. Ma procediamo con ordine.

Per coloro che sono più vicini al lavoro e più facilmente occupabili, si prevede un percorso denominato «di reinserimento lavorativo». Si tratta infatti di prendere in carico lavoratori per i quali – sulla base delle caratteristiche osservabili – la probabilità di rimanere disoccupati per lungo tempo non è eccessiva e le competenze possedute possono essere spendibili sul mercato.

Upskilling e reskilling

Il secondo percorso è denominato «di aggiornamento» (upskilling), che prevede interventi formativi prevalentemente di breve durata e dal contenuto professionalizzante, richiedendosi un’attività meno intensa per il necessario adeguamento delle competenze.

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