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L’assegno post-divorzio non sarà più per sempre: ecco quando e come si perderà

Byninja

Mar 4, 2021

É una piccola grande rivoluzione quella contenuta nella proposta di legge che modifica le condizioni dell’assegno post-divorzio fissate dalla legge del 1970. Una proposta di legge calendarizzata su richiesta delle opposizioni – prima firmataria Alessia Morani, deputata Pd, che è anche la relatrice – che ha ottenuto un via libera unanime in commissione Giustizia alla Camera e da lunedì prossimo sarà in aula per la discussione generale. Sarà poi licenziata da Montecitorio – probabilmente subito dopo le elezioni europee – per passare al Senato per il via libera definitivo.

GUARDA IL VIDEO – L’assegno post-divorzio non è più per sempre: ecco quando si ottiene e come si perde

Una riforma indispensabile dopo la pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione – la n. 18287/2018 – che ha stabilito che l’assegno di divorzio ha «natura assistenziale, compensativa e perequativa». L’entità dell’assegno non sarà più basato sul criterio del tenore di vita utilizzato per quasi trenta anni e mandato in soffitta dalla Cassazione, con la sentenza n. 11504/2017, sul divorzio (dopo 20 anni di matrimonio) tra l’ex ministro Vittorio Grilli e la moglie. Ecco cosa cambierà: ne parliamo con la relatrice Alessia Morani.

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Qual è la principale novità della proposta di legge?
«La principale novità è che viene superato il criterio del tenore di vita nel calcolo dell’entità dell’assegno post-divorzio in favore di altri criteri più aderenti alle trasformazioni economico-sociali intervenute nella società. Il giudice dovrà fare una valutazione che tenga conto non solo della durata del matrimonio, dell’età, ma anche dei sacrifici fatti nel corso dell’unione, delle chance di lavoro perse, dell’eventuale presenza di un ragazzo disabile in famiglia, delle condizioni di salute, della ridotta capacità di reddito».

L’assegno di divorzio diventa a tempo?
«L’altra novità è proprio questa, l’assegno di divorzio sarà a tempo e non più per sempre. Stop, per esempio, con una nuova convivenza, anche non registrata. Non è dovuto in caso di nuove nozze, di unione civile con altra persona. E l’obbligo di corresponsione dell’assegno non sorge nuovamente in caso di separazione, di scioglimento dell’unione civile o di cessazione del rapporto di convivenza. Il giudice valuterà la durata dell’assegno considerando l’eventuale stato di disoccupazione, ma anche la vicinanza alla pensione e quindi l’arrivo di un reddito alternativo all’assegno».

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