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Nel Ddl concorrenza entrano economia circolare e digitale

Byninja

Jan 20, 2021

Si incrociano osservazioni e controdeduzioni tra i vari ministeri interessati. Si cerca una sintesi equilibrata delle proposte segnalate dall’Antitrust. Si smussano gli aspetti politicamente più delicati, a maggior ragione con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative di ottobre: il lavoro dei tecnici del governo sul disegno di legge per la concorrenza riprende in questi giorni per arrivare a un provvedimento condiviso da portare in consiglio dei ministri a settembre dopo che è stato mancato l’obiettivo, messo nero su bianco nel Recovery plan, di presentare il testo in Parlamento entro il 31 luglio 2021.

Il testo, pur con diversi punti di frizione tra i vari ministeri, è a buon punto. E per alcune materie – come servizi pubblici locali, concessioni idroelettriche, vigilanza sul mercato, forse in extremis anche il commercio ambulante – il governo opterà per chiedere al Parlamento una delega. In questo modo l’esecutivo tirerà fuori materie molto delicate dall’agone delle commissioni parlamentari, ma dall’altro lato si allungheranno i tempi per l’entrata in vigore delle misure.

Economia circolare e piattaforme digitali

Tra le novità in valutazione ci sono norme sull’economia circolare e sulle piattaforme digitali. Nel primo caso, si studia la piena liberalizzazione del riciclo con una misura in base alla quale l’affidamento in via esclusiva dei servizi di gestione integrata non comprende l’attività di recupero e smaltimento disponibili in regime di libero mercato. Nel testo, oltre a procedure più veloci per autorizzare gli impianti, potrebbero entrare incentivi e compensazioni agli enti locali che dicono sì ai termovalorizzatori.

Nel caso delle grandi piattaforme digitali, invece, saranno rafforzati i poteri dell’Antitrust nel contrasto all’abuso di dipendenza economica. In sostanza nei casi in cui si rilevi che un operatore/utente dei vari Google, Apple, Amazon, per citare alcuni esempi, si ritrovi obbligato a dovere ingiustificatamente rifiutare ai propri clienti proposte di fornitura di beni o servizi a condizioni migliorative rispetto a quelle assicurate alle stesse Big Tech. Un tipo di abuso che può condizionare i mercati della pubblicità, delle app, e perfino dei dati.

Servizi pubblici locali

Su altri temi, più divisivi per la maggioranza parlamentare, si lavora con estrema cautela. Per i servizi pubblici locali si profila una delega al governo da esercitare entro sei mesi. Tra i principi della delega ci sono anche la previsione di incentivi e meccanismi di premialità per le aggregazioni e di una motivazione anticipata e rafforzata da parte dell’ente locale per la scelta e la conferma del modello dell’autoproduzione (il cosiddetto in-house) ai fini di un’efficiente gestione del servizio, anche in relazione ai risultati conseguiti nelle pregresse gestioni in autoproduzione. Oggetto di contesa in questo momento è l’estensione della deregulation con le gare anche ai trasporti locali, opzione su cui ci sarebbe il parere negativo del ministero per le Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).

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